Perché realizzare i nostri sogni altrove? Storia di emigrazione.

emigrazione-storie

Federico Ferrazza in un post su WIRED.IT ci racconta una storia…dal titolo:

SUL POSTO FISSO, UN SOGNO

Io ho un amico. Beh, in realtà è un amico acquisito, perché amico di mia moglie (però per semplicità diciamo che è mio amico). Lui è gay. Ed è fidanzato. Viveva a Roma. Ed era preparatissimo (per dirne una: era stato tra i primi se non il primo a studiare la lingua dei Rom per provare a fare un dizionario Italiano-Rom). Si arrangiava traducendo film dal danese (sì parla anche quella lingua oltre alle “classiche” italiano, francese, spagnolo etc) e guadagnava veramente 4 lire. Per tanti motivi, compresi ovviamente quelli personali (a Roma e in Italia c’è il Papa, avete presente…), lui ha deciso di emigrare e di andare in una capitale del nord Europa. Lì, lui e il suo compagno, non hanno trovato il posto fisso. Però. Però hanno trovato subito un lavoro che li valorizzasse (sia professionalmente che economicamente), hanno potuto trovare immediatamente una casa (“Perché non vi sposate, così avreste dei vantaggi?”, disse loro un impiegato comunale) e quelle volte che li ho rivisti e risentiti mi sembravano davvero felici. Sono partiti con un’idea delle cose che volevano fare e questa idea l’hanno cambiato, ne hanno seguite altre, si sono divertiti e (forse) si sono realizzati. Credo che Monti – quando ha parlato di monotonia del posto fisso – si riferiva a questo. Ma penso (e lo sanno anche il premier e il ministro Fornero) che per arrivare a questo non è sufficiente abolire l’articolo 18, bisogna fare quello, ma anche molto altro prima, della sua cancellazione. L’amico e il suo partner non li sento più da un po’ di tempo, quindi non so se la crisi sta colpendo anche la loro storia ma credo che non può essere andata peggio rispetto a quello che sta accadendo in Italia. Ecco vorrei che quando si parla di posto fisso e in generale di una nuova Italia si partisse anche da storie come queste. Il punto non è il contratto a tempo indeterminato, ma il lavoro a tempo indeterminato (o con tempi di disoccupazione veramente ridotti) con stipendi dignitosi. (Se poi tutto questo venisse inserito in un contesto più civile, tanto meglio).
P.s.: Mi scuso con l’amico per non averlo sentito prima di scrivere questo post. Penso comunque di aver tutelato la sua privacy.

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