Andare via dall’Italia. Pensieri e riflessioni di andima da Bruxelles

Ti ho salvato, cervello, dalla sterilità di luoghi comuni perpetuati, da frasi ed abitudini sopravvissute a invasioni e carestie e necessarie più della mobilia in bar e piazze dove si continua ad incontrarsi per commentare il passare delle ore, da riti e ripetizioni maldestre per conservare mentalità e quindi legislazioni, da un invecchiamento precoce fatto di carestie di stimoli e adattamenti popolari;

ti ho risparmiato, cervello, la digestione tortuosa di stupidaggini mascherate da verità, lo stordimento nel navigare tra dibattiti e programmi televisivi imbarazzanti d’animali urlanti in giacca e cravatta e acclamati talenti a riempire palinsesti e sogni adolescenziali;Italiani_estero_emigranti_ Italians Immigrants

Ti ho voluto nutrire, cervello, di altre culture, d’altri alfabeti, di altre sfide e sacrifici, affinché tu possa confrontare pregi e carenze, affinché tu possa distinguere aggettivi e stereotipi, affinché tu possa cibarti d’avventure e mondi altrui, affinché tu possa avere anche la possibilità d’un ritorno, semmai tu lo decida, ma solo dopo averci provato.

Ti ho riempito, cuore, della nostalgia del distacco, della sofferenza del non esserci e della mancanza della famiglia che t’ha riempito d’amore, degli amici che t’hanno abbracciato e rinforzato, dei panorami che t’hanno visto crescere e che ancora oggi fanno risuonare il tuo battito e calore, alla vista, al respiro, al ricordo.

T’ho fatto male, cuore, quando son fuggito con la rabbia del rigetto, quando son partito con la paura dell’ignoto, quando ho chiuso gli occhi ubriaco di speranze; ma

t’ho fatto bene, cuore, quando ti sei innamorato d’altri paesaggi altrove, d’altri modi di fare, pensare, essere, quando hai stimato chi sapeva aspettare, quando hai apprezzato chi sapeva ringraziare, quando hai rispettato chi rappresentava una serietà dimenticata.

E t’avrò pure illuso, cuore, cantandoti d’Eldorado inesistenti, di paradisi dove tutto era oro e civiltà, e invece no, son compromessi, guarda un po’, ma son compromessi, cuore, che t’hanno ridato il sorriso.

Ti ho portato altrove, corpo, perché tu possa calpestare altre strade, inciampare per un passo maldestro, cadere, salire e correre, ma soprattutto sudare e avere la consapevolezza che per quel sudore siano maggiori le probabilità d’asciugarlo e sentirsi soddisfatti; t’ho trascinato via, corpo, quando le estensioni dei tuoi piedi non erano ancora radici lunghe e ben salde, ma t’ho fatto un torto, corpo, perché adesso pendono, quelle radici, in un limbo dalle dubbie identità, non appena ti sei spogliato di nazionalismi e filtri popolari e la patria che indossavi s’è dimostrata fragile e incompleta; t’ho fatto respirare fuori, corpo, perché tu possa riempirti i polmoni di un’aria diversa, perché tu possa provare pietanze dagli aromi sconosciuti, baciare labbra straniere, ascoltare accenti inattesi, e perderti, tra scoperte silenziose e immancabili sconfitte, per poi ritrovarti, più forte e deciso.

Scritto da: andima

Tratto dal blog: Forse per caso a Bruxelles

Fonte: http://andimabe.blogspot.com/2013/01/pensieri-demigranti-introspettivi.html

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3 pensieri su “Andare via dall’Italia. Pensieri e riflessioni di andima da Bruxelles

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