La storia di Carmelo Imbriani, un ex calciatore che lotta tra la vita e la morte.

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Carmelo Imbriani, classe 1976, attualmente allenatore della squadra di calcio della sua città natale Benevento. Prima di essere allenatore è stato un ottimo giocatore cresciuto nelle giovanili del Napoli, fa il suo esordio in serie A nel 1993 con la casacca partenopea nel ruolo di centrocampista. Poi negli anni milita in tante altre squadre come la Pistoiese, il Casarano, Genoa, Cosenza, Salernitana, Foggia per poi concludere la carriera nella sua Benevento della quale diventa nel novembre 2011 allenatore. Ma la partita più importante della sua vita doveva ancora disputarla…

Nell’ottobre 2012 rende pubblico il suo dramma raccontando al Mattino di Napoli la sua lotta contro il cancro definendolo un “duro avversario, un brutto animale”. In rete molti sono i post dedicati alla sua storia ma tra i tanti ho preferito riportare questo pubblicato da Alfredo Pedulla sul suo sito. In queste parole è lo stesso Imbriani che racconta la sua storia.

“Una storia incredibile. Il 13 luglio sono in ritiro in Sila con il Benevento, non riesco a dormire la notte. Una settimana dopo violento acquazzone e 40 di febbre: temperatura fissa, un incubo. Resisto, penso che prima o poi passa, ci tengo troppo alla mia avventura da allenatore. Ma il 20 non ce la faccio più. E chiedo alla società di tornare a casa. Mi faccio visitare a Benevento, per due giorni non riescono a capire. Poi la sentenza: broncopolmonite acuta, brutta botta. Ma è solo l’inizio.

Dopo un po’ trovano linfomi un po’ ovunque: una bastonata tra testa e collo, la broncopolmonite non era che una conseguenza. Mi mandano a Perugia, all’inizio non accetto. Fino a quindici giorni prima sei con la famiglia, a mare, senza pensieri. E poi ti crolla tutto. Io neanche sapevo cosa volesse dire chemio. E poi scopri cose assurde per chi ha fatto una vita da atleta. Ti senti debole, cadono i capelli, non sei più tu. Soprattutto: non sai, neanche immagini cosa potrà accadere. E diventa sempre più dura. Chi mi ha dato forza? Le persone più care, quelle che non ti lasciano mai. Mia madre Concetta si è trasferita a Perugia, non mi ha lasciato un minuto. Il pensiero di avere accanto mio padre Fernando, mia sorella Diamante e mio fratello Giampaolo mi ha dato grande sollievo. Ho metabolizzato tutto, ho messo una bella corazza. E la svolta è stata quando, poco prima di partire per Perugia per la chemioterapia, dicevo a mio figlia: “Tranquilla, papà va a fare gol e torna subito”. E come dimenticare l’affetto di Valeria, mia moglie, che tra un mese mi farà diventare padre per la seconda volta, lo chiameremo Fernando. Prima della mia odissea, ho rischiato di perdere lei e il bambino: queste situazioni ci hanno resi più forti. Mi hanno telefonato in tanti, gente famosa e meno, i tifosi di tutte le mie ex squadre. Ma ci sono situazioni che ti restano dentro. I cori dei tifosi del Benevento, ogni domenica. La visita del mio presidente Oreste Vigorito a Perugia: si è presentato a sorpresa, tenendomi la mano per un’ora. La lettera di Pino Taglialatelache telefonava ogni sera anche se io avevo voglia di negarmi a tutti.

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La chemio procede molto bene, ma so che stiamo parlando di una brutta bestia e che non bisogna mollare di un centimetro. Forse i medici mi daranno presto il via libera per andare a salutare la squadra. Jorge Martinez ha tutta la mia fiducia, facciamo coppia in panchina e anche nel nostro modo di vedere le cose. Il mio sogno è tornare in panchina, tuttavia so che dovrò avere pazienza. Jorge mi chiama tre volte al giorno, mi fa sentire il suo affetto. Ma io, Carmelo Imbriani, farò gol al destino: l’ho promesso a mia figlia“.

Nonostante la smentita della sua morte che era stata annunciata ieri da alcune agenzie di stampa, ora in questo preciso istante Carmelo è in fin di vita e le sue condizioni non migliorano, ma siamo tutti sicuri che fino all’ultimo respiro Carmelo non mollerà mai.

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