The animated interview with Elliot Smith |PBS Digital Studios

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A really cool animated interview with Elliot Smith talking about his music. It was in the 1998, and the interviewer was Barney Hoskyns to British music critic and editorial director of the online music journalism archive Rock‘s Backpages.

The animation of this video has made by PBS Digital Studios. It is a YouTube channel and network through which PBS started to distribute original educational web video content on the 2012.

The name of this animated series is Blank on Blank. The youtube channel contain a lot of amazing animated videos.

“A lot of people are kind of depressed. I’m happy some of the time, and some of the time I’m not.”
– Elliott Smith in 1998, as told to Barney Hoskyns

Alfred Hitchcock e il Segreto della Felicità

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In questo breve passaggio Alfred Hitchcock durante un’intervista si trova difronte alla domanda:

“Mr. Hitchcock qual è la sua definizione di felicità?” 

e la sua risposta mostra un animo vulnerabile ma determinato nel definire ciò che può rendere felici e aiutare nella vita a creare non a distruggere.

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C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio.

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C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio.

Non trovo una soluzione al dilemma.

La cerco ma non la trovo. 

(Primo Levi)

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Auschwitz non è oggi soltanto un luogo fisico, nemmeno il semplice ricordo di quell’abominio. Il termine Auschwitz è un messaggio universale fatto di memoria storica e valori inalienabili del genere umano che dobbiamo difendere e far R-Esistere per sempre. Poi che nelle parole di Levi venga fuori anche tanta Rabbia, nei confronti di un Dio, (o più in generale del mondo religioso del tempo) che inerme ha permesso quello scempio a mio parere vanno capite, assimilate, fin dentro le ossa.

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La teoria del " vabbuò " di Erri De Luca

Vabbuo’ è una parola tutta intera. Non è “va buo'” che perde tempo in mezzo e rinuncia al raddoppio filosofico della lettera b. Vabbuo’ è spesso l’accomodamento alla realtà, rinuncia a interferire con gli eventi. La donna che tu amavi ti ha lasciato? Vabbuo’. In seconda battuta, se uno proprio insiste a estorcere un commento, una reazione, si può aggiungere: E che ce pozzo fa’?”. Hai perso il lavoro? Vabbuo’. Come? Hai perso il lavoro e dici vabbuo’? Per forza, che vuoi farci, me ne cerco un altro. Qui il vabbuo’ non è solo rassegnato, ma insinua una speranza. Vabbuo’ non è l’equivalente di va bene. Il bene qui non c’entra. Qui si dichiara il buono, che è precario. Comme staie? Stongo buono. E’ affermazione prudente, consapevole della prossimità con il suo opposto, che non è il male, invece è il malamente. Rispondere “sto bene” è impegnativo, oltre che temerario. Può attirarsi il malocchio a pronta presa. La nave sta affondando e i passeggeri danno l’ assalto alle scialuppe? Vabbuò. Lasciate fare: il migliore degli ordini di quella nottata. Dalla capitaneria di porto intimano di risalire a bordo? Vabbuo’, tanto non ci pensa nemmeno. Il vabbuò può essere insolente. Quel tale ha passato un guaio? Vabbuo’ qui è indifferente. Quel tale non sapeva chi stava pagando la vacanza sontuosa a lui e a tutta la famiglia ? Vabbuo’ qui è dell’incredulo incallito. Gli americani sono sbarcati sulla luna: vabbuo’, dissero i russi amareggiati. Voi che dite: quella è la nipote di Mubarak? Vabbuo’, si convinse il funzionario comprensivo. Ti hanno rubato il portafoglio? Vabbuo’, tanto non ci stava dentro niente: qui il vabbuo’ contiene un poco di solidarietà per il ladro sfortunato. Aumentano le tasse? Vabbuo’, che qui è di opposizione: tanto non le pagava neanche prima. Oppure serve a chiudere una disputa, rinunciando al diritto di replica. Vuoi avere tu l’ultima parola? Vabbuo’, concilia uno dei due. E se il Napoli ha perso la partita?: No, qui vabbuo’ non c’entra, qui interviene il mannaggia a questo e a quello. Quante volte al giorno si pronuncia il vabbuo’? Da noi, in varie forme di dialetti e lingue, succede troppo spesso.
Fonte: aggiornamento di stato su Facebook di Erri De Luca
 Paolo Jedlowski che (in “Storie comuni”, Mondadori 2000) cita Ursula Le Guin per parlare di come la narrazione sia condivisione, di come ascoltare una storia equivalga a farla propria:

 

“Nel racconto, nella narrazione, siamo tutti dello stesso sangue. Prendete la storia fra i denti, allora, e mordete fino a che il sangue non scorra, sperando che non sia velenoso; andremo così tutti insieme alla fine, o magari all’inizio: vivendo, come si fa, nel bel mezzo.”

fonte:http://aira.ilcannocchiale.it/2007/03/24/narrare_narrarsi.html

La Dispositio

La Dispositio
la seconda delle operazioni retoriche, detta in greco oikonomía “amministrazione, ordinamento”, fu definita da Quintiliano come “l’utile distribuzione di argomenti [rerum] e parti
nei luoghi opportuni” (inst. orat., VII, 1, 1) Essa riguardava le seguenti operazioni (coi relativi effetti) :
1) la partizione dell’intero discorso e di singole sezioni;
2) l’ordinamento dei contenuti all’interno di ciascuna parte;
3) l’ordine della parole nella formulazione delle idee
[…]

tratto da: Garavelli B. M. Manuale di retorica, Bompiani, Milano, 1988 pag. 103