Andare via dall’Italia. Pensieri e riflessioni di andima da Bruxelles

Ti ho salvato, cervello, dalla sterilità di luoghi comuni perpetuati, da frasi ed abitudini sopravvissute a invasioni e carestie e necessarie più della mobilia in bar e piazze dove si continua ad incontrarsi per commentare il passare delle ore, da riti e ripetizioni maldestre per conservare mentalità e quindi legislazioni, da un invecchiamento precoce fatto di carestie di stimoli e adattamenti popolari;

ti ho risparmiato, cervello, la digestione tortuosa di stupidaggini mascherate da verità, lo stordimento nel navigare tra dibattiti e programmi televisivi imbarazzanti d’animali urlanti in giacca e cravatta e acclamati talenti a riempire palinsesti e sogni adolescenziali; Continua a leggere

UBUNTU: Io sono perché noi siamo

ubuntu-logoGirovagando in rete si trova questa storiella che ho il piacere di postare. Questo racconto è esemplificativo del concetto di UBUNTU parola africana che racchiude molti valori che dovrebbero essere capaci di guidarci nelle scelte quotidiane…

Un antropologo propose un gioco ad alcuni bambini di una tribù africana. Mise un cesto di frutta vicino ad un albero e disse ai bambini che chi sarebbe arrivato prima avrebbe vinto tutta la frutta. Quando gli fu dato il segnale per partire,…tutti i bambini si presero per mano e si misero a correre insieme, dopodiché, una volta preso il cesto, si sedettero e si godettero insieme il premio. Quando fu chiesto ai bambini perché avessero voluto correre insieme, visto che uno solo avrebbe potuto prendersi tutta la frutta, risposero “UBUNTU”, come potrebbe uno essere felice se tutti gli altri sono tristi?” UBUNTU nella cultura africana sub-sahariana vuol dire: “Io sono perché noi siamo”.

(fonte: web)

I valori a cui si rifà la parola UBUNTU:
 
– Rispetto
– Disponibilità
– Condivisione
– Comunità
– Interesse
– Fiducia
– Altruismo
 
Di seguito la breve intervista a Nelson Mandela  che ci parla della filosofia UBUNTU.

La teoria del " vabbuò " di Erri De Luca

Vabbuo’ è una parola tutta intera. Non è “va buo'” che perde tempo in mezzo e rinuncia al raddoppio filosofico della lettera b. Vabbuo’ è spesso l’accomodamento alla realtà, rinuncia a interferire con gli eventi. La donna che tu amavi ti ha lasciato? Vabbuo’. In seconda battuta, se uno proprio insiste a estorcere un commento, una reazione, si può aggiungere: E che ce pozzo fa’?”. Hai perso il lavoro? Vabbuo’. Come? Hai perso il lavoro e dici vabbuo’? Per forza, che vuoi farci, me ne cerco un altro. Qui il vabbuo’ non è solo rassegnato, ma insinua una speranza. Vabbuo’ non è l’equivalente di va bene. Il bene qui non c’entra. Qui si dichiara il buono, che è precario. Comme staie? Stongo buono. E’ affermazione prudente, consapevole della prossimità con il suo opposto, che non è il male, invece è il malamente. Rispondere “sto bene” è impegnativo, oltre che temerario. Può attirarsi il malocchio a pronta presa. La nave sta affondando e i passeggeri danno l’ assalto alle scialuppe? Vabbuò. Lasciate fare: il migliore degli ordini di quella nottata. Dalla capitaneria di porto intimano di risalire a bordo? Vabbuo’, tanto non ci pensa nemmeno. Il vabbuò può essere insolente. Quel tale ha passato un guaio? Vabbuo’ qui è indifferente. Quel tale non sapeva chi stava pagando la vacanza sontuosa a lui e a tutta la famiglia ? Vabbuo’ qui è dell’incredulo incallito. Gli americani sono sbarcati sulla luna: vabbuo’, dissero i russi amareggiati. Voi che dite: quella è la nipote di Mubarak? Vabbuo’, si convinse il funzionario comprensivo. Ti hanno rubato il portafoglio? Vabbuo’, tanto non ci stava dentro niente: qui il vabbuo’ contiene un poco di solidarietà per il ladro sfortunato. Aumentano le tasse? Vabbuo’, che qui è di opposizione: tanto non le pagava neanche prima. Oppure serve a chiudere una disputa, rinunciando al diritto di replica. Vuoi avere tu l’ultima parola? Vabbuo’, concilia uno dei due. E se il Napoli ha perso la partita?: No, qui vabbuo’ non c’entra, qui interviene il mannaggia a questo e a quello. Quante volte al giorno si pronuncia il vabbuo’? Da noi, in varie forme di dialetti e lingue, succede troppo spesso.
Fonte: aggiornamento di stato su Facebook di Erri De Luca

Perché realizzare i nostri sogni altrove? Storia di emigrazione.

emigrazione-storie

Federico Ferrazza in un post su WIRED.IT ci racconta una storia…dal titolo:

SUL POSTO FISSO, UN SOGNO

Io ho un amico. Beh, in realtà è un amico acquisito, perché amico di mia moglie (però per semplicità diciamo che è mio amico). Lui è gay. Ed è fidanzato. Viveva a Roma. Ed era preparatissimo (per dirne una: era stato tra i primi se non il primo a studiare la lingua dei Rom per provare a fare un dizionario Italiano-Rom). Si arrangiava traducendo film dal danese (sì parla anche quella lingua oltre alle “classiche” italiano, francese, spagnolo etc) e guadagnava veramente 4 lire. Per tanti motivi, compresi ovviamente quelli personali (a Roma e in Italia c’è il Papa, avete presente…), lui ha deciso di emigrare e di andare in una capitale del nord Europa. Lì, lui e il suo compagno, non hanno trovato il posto fisso. Però. Però hanno trovato subito un lavoro che li valorizzasse (sia professionalmente che economicamente), hanno potuto trovare immediatamente una casa (“Perché non vi sposate, così avreste dei vantaggi?”, disse loro un impiegato comunale) e quelle volte che li ho rivisti e risentiti mi sembravano davvero felici. Sono partiti con un’idea delle cose che volevano fare e questa idea l’hanno cambiato, ne hanno seguite altre, si sono divertiti e (forse) si sono realizzati. Credo che Monti – quando ha parlato di monotonia del posto fisso – si riferiva a questo. Ma penso (e lo sanno anche il premier e il ministro Fornero) che per arrivare a questo non è sufficiente abolire l’articolo 18, bisogna fare quello, ma anche molto altro prima, della sua cancellazione. L’amico e il suo partner non li sento più da un po’ di tempo, quindi non so se la crisi sta colpendo anche la loro storia ma credo che non può essere andata peggio rispetto a quello che sta accadendo in Italia. Ecco vorrei che quando si parla di posto fisso e in generale di una nuova Italia si partisse anche da storie come queste. Il punto non è il contratto a tempo indeterminato, ma il lavoro a tempo indeterminato (o con tempi di disoccupazione veramente ridotti) con stipendi dignitosi. (Se poi tutto questo venisse inserito in un contesto più civile, tanto meglio).
P.s.: Mi scuso con l’amico per non averlo sentito prima di scrivere questo post. Penso comunque di aver tutelato la sua privacy.

Alla fine il segreto viene fuori


Come deve succedere ogni volta,
è matura la deliziosa storia
da raccontare all’amico del cuore;
davanti al tè fumante e nella piazza
la lingua ottiene quello che voleva;
le acque chete corrono profonde
mio caro, non c’è fumo senza fuoco.


Dietro il morto in fondo al serbatoio,
dietro il fantasma sul prato da golf,
dietro la dama che ama il ballo e dietro
il signore che beve come un matto,
sotto l’aspetto affaticato,
l’attacco di emicrania e il sospiro
c’è sempre un’altra storia,
c’è più di quello che si mostra all’occhio.


Per la voce argentina che d’un tratto
canta lassù dal muro del convento,
per l’odore che viene dai sanbuchi,
per le stampe di caccia nell’ingresso,
per le gare di croquet in estate,
la tosse, il bacio, la stretta di mano,
c’è sempre un segreto malizioso,
un motivo privato in tutto questo.


Wystan Hugh Auden