Stop Telling Women To Smile: le donne senza sorriso di Tatyana Fazlalizadeh

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Il sorriso delle Donne passa prima dal Rispetto. Stop Telling Women To Smile, le donne senza sorriso di Tatyana Fazlalizadeh.

Tatyana Fazlalizadeh, pittrice e illustratrice americana di Brooklyn,  attraverso l’affissione di alcuni manifesti per le strade della città di Atlanta ha riacceso il dibattito (www.nytimes.com) sul rispetto delle donne non solo nella loro rappresentazione mediatica ma sopratutto nella vita quotidiana. Il primo manifesto è stato istallato difronte al tribunale federale della città e mostrava il volto della stessa artista al di sopra dell’emblematica scritta “Stop Telling Women To Smile”. Atlanta è solo l’ennesima città americana ad essere coinvolta nel progetto itinerante che è riuscito a partire grazie all’iniziativa di found rising conclusasi con successo nell’ottobre del 2013 (www.kickstarter.com). La campagna di Tatyana Fazlalizadeh dovrebbe raggiungere anche l’Europa con istallazioni nelle città di Amsterdam e Berlino.

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Kurt Vonnegut storytelling e la forma delle storie

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L’ 11 aprile del 2007  moriva Kurt Vonnegut Jr.  scrittore e saggista americano.  Una mente ironica e geniale che in questo video racconta, con il suo stile, la forma delle storie e la loro potenza narrativa quando rispettano alcuni canoni strutturali alla base dello storytelling.

[…]Questo è l’asse G-I che sta per Good Fortune, Ill Fortune (Buona sorte, Cattiva sorte);  malattia e povertà sono qui in basso, ricchezza e benessere qui in alto. Nel centro, c’è l’asse B-E, B sta per Beginning (inizio), E invece sta per…Electricity 🙂 […]

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Joe Sabia – Tecnologia e Narrazione.

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Foto di Johan Larsson

Di seguito l’intervento di Joe Sabia “The technology of Storytelling” sul rapporto tra teconologia e narrazione. Due elementi che durante la storia sono andati sempre a braccetto e oggi diventono quasi inscindibili. Joe Sabia si autodefinisce in maniera simpatica “ideatore, creatore, consulente, collaboratore e curatore” che aiuta le aziende e le organizzazioni a raccontare al meglio le loro storie.   Continua a leggere

Berlino non è solo una città

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Nehemias Colindres l’autore di questo breve filmato che racconta in sintesi ciò che è l’universo chiamato Berlino, prova a regalarci una poetica rappresentazione della città attraverso il racconto. Le immagini coordinate alle parole creano un forte impatto emotivo tipico della narrazione. Continua a leggere

Caro Priebke, la Storia non dimentica.

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Scusate italiani, ma chi sono quei ragazzi che quest’oggi, con ostinata fermezza eseguivano il saluto romano in segno di rispetto e onore al feretro di Erich Priebke militare tedesco, capitano delle SS durante la seconda guerra mondiale in Italia? Dai giornali leggo che sono “neofascisti” quindi nuovi fascisti, moderni, evoluti e ostinatamente non secolarizzati in quanto ossequiosi alle loro radici.  Ancora oggi ripropongono canti, gesti, motti e usanze del passato come se nulla fosse accaduto in questi anni, come se tutto fosse rimasto fermo a quell’ indimenticabile ventennio: “contro il sistema la gioventù si scaglia, boia chi molla è il grido di battaglia!” (VIDEO)boia-chi-molla Il problema di fondo però, mi dispiace deluderli, è che il tempo non si è mai arrestato e la storia è andata avanti scrivendo tantissime pagine che forse non hanno mai letto. Vi confesso che anche a me piacerebbe fermare il tempo e rinchiudermi in un mondo di simboli, di leggende, di miti, di fervori rivoluzionari del passato ma non mi è concesso. Qui tutto svanisce e mi trovo con la faccia spiaccicata in terra, sull’asfalto ruvido della realtà. Il 24 marzo del 1944 morirono 335 Italiani, come me, come te che leggi e come loro che salutano l’eroe Erich Priebke, perchè nel loro mondo immaginario L’eccidio delle Fosse Ardeatine   è “roba commmunista” “roba inventata” e che in fondo quei 335 se la sono cercata, sono stati proprio degli stupidi a preferire la morte al posto di godersi la primavera di bellezza che ancora oggi innamora.

Mi vergogno io per loro.

A voi 335 Italiani il mio pensiero e le parole di ASCANIO CELESTINI.

Dubbio made in Italy

Dubbio made in Italy  Social Media Storytellers

Questo video riesce in un minuto scarso a sintetizzare alcune riflessioni che si fanno quando si emigra non per il piacere della scoperta, ma per necessità. Di giovani italiani emigrati in questo anni se ne contano a centinaia di migliaia.

da La Repubblica.it :
“Sono 2.320.645 gli italiani complessivamente espatriati dal Paese a partire dal primo luglio 1990, quasi 600mila di questi appartenevano alla fascia 20-40 anni. Gli italiani complessivamente residenti all’estero al 31 dicembre 2012 ammontavano a 4.341.156, in crescita di 132.179 unità rispetto all’anno precedente.”

Intanto lo pseudo “governo” italiano continua a languire mentre tutto intorno corre veloce.

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directed filmed and edited by _Stefano De Marco e Niccolò Falsetti
with _Niccolò Falsetti
voiceover _Francesco Pezzulli
audio engineer _Lorenzo Schirru

VOICE OVER:
Dopo un paio di settimane ti abitui al cibo scadente, ti abitui al caffè nei bicchieri di carta al pane che sa di plastica. Ti abitui alle corse per prendere la metro, a tutta questa gente che condivide poche centinaia di metri quadri ogni giorno, e non sa dirsi neanche “buonasera”. Ti abitui alla pioggia al sole che sorge così presto,Ti abitui alla mancanza del mare, perchè puoi usare i parchi come metadone,ti abitui ai mezzi che funzionano, alle strade pulite, ai bagni pubblici decenti ti abitui alla mancanza delle tapparelle ti abitui ad essere puntuale, alla mancanza del bidet, ai musei gratuiti, al lavoro gratificante. Ad una lingua che non sempre puoi capire ma che è tua, agli stipendi proporzionati, alle tasse basse ad un eccellente livello di civilità. Ti abitui alla nostalgia del sole, della calma delle campagne sterminate, dell’olio buono del vino del contadino. Ti abitui presto e non per questo ti scordi tutto quello che hai lasciato. Se ripartirei adesso? senza dubbio….

SUBTITLES:
Non ho veramente voluto nulla di tutto questo. Non sono qui per godermi i vantaggi dell’emigrazione. Non mi godrò mai nulla fino in fondo, starò semplicemente qui, in piedi, a sudare, a ricordarvi con la mia lontananza di avere dei rimpianti. Per tutto quello che di bellissimo mi avete tolto. Per tutto quello che avrei potuto fare, essere, avere a casa mia. E anche se qua andrà tutto per il meglio, non sarò mai a casa, e questa lingua non sarà mai mia come tutte queste nuvole. Ma non ve ne fregherà nulla. Mai. Forse un giorno. Quando le vostre città in macerie, puzzeranno di vecchio, e sentirete finalmente la mancanza di tutti quei ragazzi che avete mandato via a calci. Perché credo che sia tutta colpa vostra, di nessun altro. Nessun politico, nessun amministratore, nessun potente ha più colpa di voi. Di noi. Perchè mi sento responsabile di questa catastrofe tanto quanto lo siete voi. È ora di ammettere che abbiamo fallito. E che il nostro mondo è crollato. E io non sono che una scheggia andata a infrangersi da qualche altra parte.

Music | Moby – Why does my heart feel so bad

Web 2.0 Storytelling: Emergence of a New Genre | Educause Review, vol. 43, no. 6 (Nov/Dece 08)

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BRYAN ALEXANDER AND ALAN LEVINE
Bryan Alexander is Director of Research at the National Institute for Technology and Liberal Education (NITLE, http://nitle.org). He blogs at http://b2e.nitle.org/ . Alan Levine is Vice President, Community, and Chief Technology Officer for the New Media Consortium (NMC,http://www.nmc.org). He barks about technology at http://cogdogblog.com
Saggio di Bryan Alexander e Alan Lavine pubblicato nel 2008 su Educause Review dove ammettono che in effetti le storie che si trovano su internet, e specialmente nei social media, sono spesso connotate da finali aperti, portate a ramificarsi, rese complesse da link ipertestuali, inclini a saltare da una piattaforma all’altra, adattate e modificate in modo interattivo del tutto imprevedibile. Ciò non vuol dire che non si possano più definire stories anzi questo deve portare a focalizzare l’attenzione sullo storytellingin rete, è capirne la diffusione e lo sviluppo in quanto è realtà che esiste e che continua a diffondersi proporzionalmente al numero sempre crescente di persone che accedono e utilizzano quotidianamente internet.
short Link dove potete leggere l’intero saggio QUI

Joseph Sassoon – Web Storytelling – Narrare il consumo

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«Mentre qua e là si ha occasione di leggere o sentire ai convegni che l’area dei contenuti è strategica per sviluppare azioni di marca vincenti, la riflessione su cosa ciò implichi e come i contenuti possano essere validamente impostati nei social media è molto più rara»
(Joseph Sassoon)

Fonte: web storytelling, Franco Angeli, 2012